Sbarchi in Borsa ai tempi della crisi: solo la moda non perde

26 05 2012

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Gli occhi del grande pubblico si sono appena staccati da Facebook, e dal suo esordio a Wall Street. Adesso, forse, vale la pena di portarli sulle offerte pubbliche iniziali di Piazza Affari.

Gli sbarchi in Borsa di nuove società, in questi anni di crisi, sono ormai una rarità. Dal crac di Lehman Brothers del 15 settembre 2008, solo cinque aziende hanno esordito sulla piazza milanese. Questo a fronte di 27 nuove matricole solo nel 2007, e 146 dal 1995 al 2005. Nella prima metà del 2008 – quando già la crisi dei mutui subprime americani gettava la sua ombra sui mercati – sono state quattro le società che hanno tentato il grande salto. Poi il buio, per tutto il resto dell’anno.

Del resto, la situazione invita alla prudenza. Secondo uno studio del Sole 24 Ore, il 28 ottobre 2010 soltanto 15 delle 70 aziende sbarcate in borsa dopo il 2004 non erano scese al di sotto del valore di collocamento. E meno della metà avevano quantomeno battuto l’indice di riferimento.

Tutt’altro che a lieto fine – almeno per ora – è la vicenda di Enel Green Power. Già in fase di offerta iniziale la società ha dovuto accettare un prezzo di collocamento di 1,6 euro per azione – inferiore di 20 centesimi rispetto al valore minimo inizialmente previsto. Eppure, da quel novembre 2011 in cui ha iniziato a scambiare a Piazza Affari, l’azienda ha perso per strada oltre il 25% del suo valore. Certo, c’è la crisi. Ma nello stesso lasso di tempo il Ftse Mib ha perso solo il 14%. Insomma, il colosso dell’energia verde viaggia al di sotto del mercato. Ed il 77% delle azioni della scocietà – circa due miliardi di euro – al momento della quotazione erano finite in mano ai risparmiatori retail; meno di un quinto dei titoli Egp quindi, è stato acquistato dagli investitori istituzionali.

Copione simile per Tesmec, che opera nel mercato delle infrastrutture per il trasporto di energia elettrica, dati e materiali (petrolio e derivati, gas, acqua). Dal giugno 2010 ha già perso oltre il 53% rispetto al prezzo di collocamento. Questo a fronte di un Ftse Small Cap (il suo indice di riferimento) che nello stesso periodo è sceso del 33%.

Le storie di successo degli ultimi anni invece sono state ampiamente celebrate dai giornali, e sono tutte legate all’abbigliamento. Innanzitutto i due marchi della moda Salvatore Ferragamo e Brunello Cucinelli. Il primo, dopo quasi un anno di borsa vede il valore del titolo in crescita dell’86%. Il secondo in meno di un mese ha guadagnato quasi il 38%. Ha fatto il botto anche Yoox, che vende vestiti e accessori on-line: dal dicembre 2009 ad oggi ha guadagnato il 167%.

* Elaborazione di dati Borsa Italiana

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